Paolo Fresu, Omar Sosa e Jaques Morelenbaum presentano il loro ultimo lavoro Eros

di Simone La Croce

Eros nella cultura greca, oltre a rappresentare il dio greco dell’amore fisico e del desiderio, è ciò che ci spinge verso quello che bramiamo, una forza sovrannaturale che dovrebbe avvicinarci alla bellezza. Un senso decisamente più esteso rispetto al significato spicciolo che spesso gli si attribuisce oggi.
Eros è anche il nome dell’ultima fatica del trio composto dal trombettista berchiddese Paolo Fresu, il pianista cubano Omar Sosa e Jaques Morelenbaum, violoncellista brasiliano che ha collaborato ad alcuni brani. E non a caso l’eros è stato anche il leit motive del concerto di presentazione dell’album, tenutosi lo scorso 29 luglio in occasione della prima serata live del Rocce Rosse Blues, che apre definitivamente al grande jazz internazionale. Ad accogliere il numeroso pubblico accalcatosi ai cancelli, è stato collocato un imponente palco degno dei più grandi eventi nazionali, intorno al quale fanno da scenario le gigantografie dei grandi musicisti che lo hanno calcato nei 25 anni di storia del festival.
IMG_5289

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Foto di Stefania Desotgiu

I primi a salire sul palco sono Paolo Fresu e Omar Sosa, che attacca con piano e organo elettrico per dare l’abbrivio al trombettista. Il brano di apertura fornisce un assaggio di quello che si sentirà durante il concerto: passaggi da atmosfere vagamente afro a ritmi latini, come in una immaginifica traversata da una sponda all’altra dell’Atlantico, con mare in bonaccia e sole sempre in fronte. Il tutto scandito e impreziosito dai fraseggi che hanno reso celebre il nostro Paolo Fresu in tutto il mondo, passando con disinvoltura dalla tromba al flicorno, ricorrendo, con la giusta delicatezza, ad effetti e campionature ritmiche che lui stesso improvvisa con la mano. Si va in crescendo con passaggi sincopati free per tornare alla calma dei fraseggi iniziali, in un continuo scambio di passaggi tra i due. Sosa tasta il polso del pubblico che, dopo pochi minuti di concerto, raccoglie l’invito e, ben contento, accompagna con il battito delle mani.

Per il secondo pezzo Fresu si prende il palco e le atmosfere si fanno più sommesse, come a riposarsi dal viaggio iniziale. I due si scambiano più volte la scena, dimostrando un’intesa quasi impeccabile.
I suoni vengono ovattati ulteriormente dalle note basse dell’organo e dagli echi diffusi della tromba di Fresu, che prende a campionare i suoi soliti ritmi di sottofondo fede su sordina.
Il pezzo non cala mai. Sempre pieno di suono, grazie alle note sempre molto dilatate dell’organo di Sosa, con Fresu che, dando prova di abilità nella respirazione circolare, soffia incessantemente nella tromba accompagnando il pezzo fino alla sua chiusura.
IMG_5317
Foto di Stefania Desotgiu

La prima parte del concerto è improntata tutta sull’alternarsi di pezzi movimentati a brani più sommessi. Si torna così a ritmi più sostenuti che consentono a Fresu di lanciarsi in saliscendi free jazz alternati a passaggi classici e popeggianti. Nonostante il passaggio al flicorno, si avvertono meno spunti originali. I suoni restano sempre molto effettati e proprio quando il brano sembra offrire meno novità rispetto ai precedenti, nello stacco riacquista vigore e diventa più interessante. Fresu sostiene il ritmo e lascia la scena a Sosa, il quale, pur non decollando, tiene il pezzo vivo fino alla fine.

Quello successivo è un brano nuovamente lento, che ricorda qualcosa ma si fa fatica a identificarlo. La malinconia dei brani precedenti lascia il posto all’angoscia scandita dalle ritmiche incalzanti di sottofondo che svelano l’origine del pezzo: una rivisitazione della famosissima canzone dei Massive Attack, Teardrop, che li ha consacrati come mostri sacri della scena trip-hop mondiale.
IMG_5288_
Foto di Stefania Desotgiu

Sosa si palesa con brevi inserti vocali che sostengono il brano e lo mantengono in tensione, mentre Fresu torna al flicorno per alleggerirlo con fraseggi alla Chet Baker alternati a suoi soliti passaggi più free. La musica latina è sempre presente, con brevi passaggi appena accennati da entrambi, e brusche virate verso salsa e bossanova, che fanno ripetutamente ancheggiare Sosa in piedi davanti al piano, scambi di scale che consentono al pianista di dare sfoggio della sua grande tecnica.

Un abbraccio tra i due e un inchino al pubblico sanciscono la fine della prima parte. Fresu prende la parola e dedica il concerto alla madre di 90 anni che è venuta da Berchidda a sentirlo suonare. Spiega così il tema dell’album e del live che definisce “contemporaneo, poetico ed emozionante”, ribadendo un bisogno di comunicazione tra le persone sul quale non ci sofferma mai abbastanza.
Approfitta della pausa per introdurre con grande enfasi il violoncellista Jaques Morelenbaum, che ha suonato in quattro tracce del disco. Il brasiliano riapre le danze, scalda mani e braccia, passando con disinvoltura dall’arco alle dita pizzicate sulle corda: la bravura del violoncellista è tangibile anche per i non esperti dello strumento. Sosa e Fresu lo seguono e ne viene fuori un brano pacato, suonato in punta di dita, che lascia più spazio ai singoli musicisti, i quali entrano ed escono dal pezzo con grande discrezione.
IMG_5368
Foto di Stefania Desotgiu

La pace lascia il posto all’irruenza dell’elettronica del brano successivo, nel quale pulsazioni e bassi scandiscono un pezzo passionale e sincopato. Finalmente si sente maggiore sperimentazione con inserti free più decisi ed echi degli azzardi elettronici del Miles Davis di metà anni 80, che fanno contorcere Fresu sulla sedia, nelle sue solite pose plastiche decisamente a tema.
I ritmi si stoppano, le passioni si sopiscono e lasciano spazio a sprazzi di calma apparente che Fresu torna ad agitare con passaggi compulsivi che aprono la strada a rapide divagazioni di Sosa. L’elettronica va e viene e le pulsazioni sincopate salgono in un crescendo fino al finale, in un saliscendi di emozioni, attimi di calma che si alternano a stati di agitazione: passaggi silenti, fraseggi scherzosi e colpi irosi, come in un concitato scambio di opinioni tra amanti.

Fresu annuncia la seconda rivisitazione dell’album, la canzone di Peter Gabriel “What lies ahead”,scritta con il figlio Isacco. Nel brano si sente forte l’impronta di Gabriel e, divagando ulteriormente rispetto a quanto già proposto dai singoli musicisti, risulta uno dei più intriganti del concerto. Con Fresu al flicorno e una voce femminile ad irrompere nel brano, i tre intessono un intenso tappeto sonoro fortemente emozionale, con Sosa che si produce in disperati vocalizzi senza microfono di fronte a Fresu, ai quali risponde con il flicorno. In una preghiera disperata, si rivolge al pubblico, si inginocchia, mentre gli altri abbandonano gli strumenti per accompagnarlo all’inchino finale.
IMG_5411
Foto di Stefania Desotgiu

Come da copione, dopo il saluto, il pubblico li richiama a gran voce sul palco e loro non si fanno attendere. Intonano un pezzo che inizia a far alzare tutti dalle sedie. Sulle prime non si coglie ma il brano è la celeberrima Guantanamera. Dopo le sperimentazioni del finale, l’impostazione molto semplice rende l’ascolto più godibile. Sosa invita il pubblico a cantare e qualcuno azzarda anche qualche passo di bolero sotto il palco. I tre danno una inevitabile impronta fortemente latina al brano che coinvolge definitivamente, e forse inaspettatamente, la platea. I musicisti se ne accorgono e si godono il finale: tanta spontaneità e risate sul palco, con Sosa che continua ad ancheggiare senza staccare le mani dal piano, e il pubblico che, abbandonate le seggioline, balla e batte le mani.
Il miracolo dell’eros si compie: la missione di coinvolgimento emotivo auspicata da Fresu sembra ormai raggiunta.
Prescindendo dalla musica, se un concerto può dirsi ben riuscito quando tutti tornano a casa appagati dal reciproco travaso di sensazioni ed emozioni, dal palco alla platea, allora questo è stato decisamente un concerto ben riuscito.
IMG_5455
Foto di Stefania Desotgiu

Guarda la photogallery completa di Stefania Desotgiu

[/et_pb_text][/et_pb_column][et_pb_column type=”1_3″][et_pb_text admin_label=”Testo” background_layout=”light” text_orientation=”left” use_border_color=”off” border_color=”#ffffff” border_style=”solid”]

assessorato-turismo-3
assessorato-cultura-3
provincia-ogliastra-3
comune-cardedu-3
sardegna-turismo-3
fondazione-banco-di-sardegna-3

—————————————————-

Banner-Il-Blues_RocceRosse